UN CALCIO ALLA PASSIONE, CON DANILO NOVELLI UN FOCUS SUL CALCIO DILETTANTISTICO

UN CALCIO ALLA PASSIONE, CON DANILO NOVELLI UN FOCUS SUL CALCIO DILETTANTISTICO

Quando si parla delle passioni degli italiani e delle italiane, naturalmente non si può non menzionare il giuoco del calcio nelle sue molteplici sfaccettature. Le deludenti prestazioni della nazionale di calcio e la mancata partecipazione agli ultimi campionati mondiali non hanno allontanato il grande pubblico. Il professionismo ha raggiunto livelli macroscopici in cui sport e finanza si mischiano per la gioia dei club coinvolti nel proficuo sistema dei diritti televisivi e annesse sponsorizzazioni. Resta inteso che l’intrattenimento offerto dai grandi circuiti e dai grandi club si nutre della passione smisurata di milioni di utenti. Pier Paolo Pasolini sosteneva che “il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione.” Sarà anche per questo motivo che è lo sport più popolare al mondo e dati alla mano il più praticato in Italia. Soffermandosi sul dato fornito dalla Lega Nazionale Dilettanti nel 2018 si contano 1.045.565 calciatori, tesserati per 12.350 società, mentre il numero totale di squadre ammonta a 66.025. Il calcio dilettantistico è una delle maggiori realtà sportive in Italia, la capillare distribuzione delle società nel territorio e l’organizzazione stessa dei tornei organizzati su base provinciale e regionale fornisce un quadro preciso sulla partecipazione. Con il contributo di Danilo Novelli, calciatore per passione, attualmente tesserato con A.S.D. Fidene entreremo in campo per avvicinarci al polveroso rettangolo di terra battuta dove i migliori si esaltano ricoprendosi di gloria per le vie delle città.

 

Danilo, quando ti sei avvicinato al calcio giocato e dove nasce questa passione?

Mi sono avvicinato al calcio quando a mala pena camminavo, nella mia famiglia vivono tutti di calcio. Era la passione di mio papà che è riuscito a trasmettermi giocando insieme a me, dentro casa, con la palla di spugna.
Ho iniziato la scuola calcio a 6 anni con il Prima Porta, squadra del quartiere e da quel giorno non ho mai smesso di giocare. E’ la mia felicità e la mia ragione di vita più che passione.

 

Attualmente sei tesserato con l’A.S.D. Fidene, società del noto quartiere di Roma Nord che milita in Prima categoria nel girone B del Lazio. Ci parli di questa esperienza?

Fidene non è solo una squadra di calcio, ormai è una grande famiglia che punta ad un obiettivo comune. Ho iniziato la mia avventura in questa squadra 4 anni fa quando mi sono trasferito a vivere nel quartiere Fidene. La gente mi ha praticamente adottato e trattato al meglio fin dal primo giorno.

Prima di allora, ho giocato diversi anni in eccellenza e promozione, categorie che richiedono maggiori sacrifici: va dedicato molto tempo per gli allenamenti e in quel caso bisogna prestare anche attenzione sia all’alimentazione che alla vita privata. Ho dovuto però fare delle scelte di vita e quindi ho preso la decisione di giocare in prima categoria per dedicare più tempo al lavoro e per trascorrere del tempo con i miei amici che ad oggi sono diventati fratelli. Purtroppo quando si cresce ci sono altre priorità e vanno fatte delle rinunce!

In questi anni con il Fidene abbiamo sempre sfiorato la vittoria del campionato, eravamo una squadra forte a cui mancava sempre 1 per arrivare alla meta. Quest’anno siamo quasi a metà del campionato, siamo una squadra più attrezzata rispetto gli anni passati e al momento il nostro score è di 14 vittorie su 14 partite. L’obiettivo è sempre quello di vincere il campionato e l’augurio che mi faccio e faccio ai miei compagni è quello di riuscirci.

 

Qual è l’approccio migliore per vivere al meglio una competizione senza abbandonarsi a velleità di ogni sorta?

Ogni sfida, nel calcio come nella vita, va affrontata con motivazione ed impegno perché “una strada in discesa affrontata senza motivazione, può essere più faticosa di una salita”. Il calcio è competizione e sacrificio oltre che divertimento, chi non capisce questo smette di giocare a 22 anni. Per questo motivo nulla va lasciato al caso, bisogna prepararsi ed impegnarsi faticando per preparare al meglio ogni partita.

 

Qual è la lezione più importante che hai imparato sul campo da gioco e conservi nella vita quotidiana?

Ho imparato a vincere ma soprattutto ho imparato a perdere. Sembra banale e scontato ma non è stato facile per me accettare delle sconfitte. Ho imparato ad affrontare le difficoltà stringendo i denti in molte occasioni. Ho sempre fatto del mio meglio per raggiungere i risultati però è capitato anche di non esserci riuscito; sono proprio quei momenti che ti fanno crescere e ti insegnano tanto.

 

Da grande ti piacerebbe continuare a vivere in prima persona il mondo del calcio?

Come detto precedentemente il calcio è la mia vita. Lo seguo da tifoso, lo pratico da dilettante e lo vivo quotidianamente da uomo. Mi piacerebbe molto continuare a viverlo in prima persona, non so ancora quale possa essere la mia mansione però. Allenatore, dirigente o presidente…chissà. Se dovessi continuare comunque lo farei solo per una società importante e solo e soltanto se ne avrò il tempo adeguato da dedicargli. Ho troppo rispetto per questo sport per metterlo in secondo piano.

 

Dal tuo punto di vista il calcio dilettantistico risulta essere penalizzato rispetto al calcio professionistico?

Ovviamente la differenza è abissale. I professionisti non si alzano la mattina per andare a lavorare perché è il loro mestiere. Noi dilettanti lavoriamo e abbiamo altri pensieri per la testa. La sera a volte arriviamo agli allenamenti già stanchi, chi fisicamente chi mentalmente. Per i dilettanti il calcio è un mezzo per uscire dalla routine quotidiana e per distrarsi dai mille problemi, mentre per i professionisti il calcio è un lavoro che tra l’altro consente loro di vivere la vita privata in maniera agiata. Ciò non significa che non ho rispetto per la categoria professionistica, non fraintendere, anche loro hanno fatto dei sacrifici importanti per arrivare dove sono, altrimenti non ci sarebbero mai arrivati. Dico solo che vorrei molto essere al loro posto, ahahaha.

 

C’è un rapporto di contiguità tra territori e società sportive, secondo te le opportunità socio-economiche che offre questo binomio vengono sfruttate pienamente?

Le opportunità che offre il settore dilettantistico possono essere molteplici, è compito delle istituzioni però mettere gli operatori tutti nelle condizioni idonee per attivarsi. Il quartiere Fidene, ad esempio segue tantissimo la sua squadra di calcio. Ogni domenica abbiamo tantissimi tifosi al seguito nonostante il nostro campo in affitto è sito a più di otto chilometri dal centro di Fidene. Purtroppo per la nostra realtà la questione del centro sportivo è un problema reale e una battaglia che stiamo portando avanti da diversi anni. A Fidene non viene permessa la costruzione di un centro di proprietà nonostante ci siano già degli spazi assegnati e nonostante la società sarebbe disposta a sostenere i costi di realizzazione. La burocrazia italiana è lenta e alcune volte ingiusta.
Un campo sportivo a Fidene permetterebbe a tantissimi ragazzi di allontanarsi dalla strada crescendo in un ambiente sano e pulito. Permetterebbe inoltre alla gente di Fidene di seguire e vivere con più liberta la squadra del proprio quartiere senza contare l’indotto che potrebbe generare un simile impianto.

 

Concludendo, qual è l’augurio che vuoi rivolgere a te e ai i tuoi compagni di squadra?

L’augurio che mi faccio è quello di continuare sempre a divertirmi giocando a calcio e di poterlo vivere anche quando smetterò come calciatore. L’augurio che faccio ai miei compagni invece, anche se un pò scaramantico, è quello di riuscire a raggiungere insieme il nostro obiettivo perché lo meritiamo e lo stiamo dimostrando.