RICERCA E SOLIDARIETA', IL FOCUS SULLA DONAZIONE DEL MIDOLLO OSSEO CON LA DOTT.SSA GAGLIARDI

RICERCA E SOLIDARIETA', IL FOCUS SULLA DONAZIONE DEL MIDOLLO OSSEO CON LA DOTT.SSA GAGLIARDI

 

Sui social e in televisione da sempre si susseguono pubblicità progresso e campagne di sensibilizzazione di ogni genere, risulta difficile anche solo ricordarne qualcuna e questo a discapito dei contenuti veicolati. Il rischio assuefazione è concreto. Le campagne di sensibilizzazione rappresentano un veicolo importante per avvicinare il pubblico a tematiche non sempre (per fortuna) quotidiane ma rendere partecipi e consapevoli i cittadini è il primo grande obiettivo che si pone la ricerca scientifica affinché il livello di attenzione resti sempre alto.

Approfondiamo il tema focalizzando l’attenzione sulla donazione del midollo osseo grazie al contributo della dott.ssa Chiara Gagliardi, infermiera pediatrica, la quale ha da poco concluso collaborando con diverse strutture specializzate di Roma, una brillante ricerca sui metodi e le strategie di sensibilizzazione in materia di donazione del midollo osseo.

 

Chiara, che cosa è il midollo osseo e qual è la sua funzione?

 

Il midollo osseo è un tessuto molle che si trova nella zona centrale delle ossa piatte e nel canale diafisario delle ossa lunghe. Questo tessuto è formato da cellule di particolare importanza per il nostro organismo dette cellule staminali emopoietiche che hanno la fondamentale funzione di dividersi continuamente in cellule ematiche mature (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine) che vanno a sostituire tutte quelle che, per motivi fisiologici o patologici, muoiono.

 

A cosa serve il trapianto di midollo osseo e in quali casi si rende necessario?

 

Il trapianto di midollo è una procedura che risulta necessaria nei casi di pazienti con disfunzione di questo tessuto. Essendo infermiera pediatrica ti nominerò soprattutto patologie dell’età pediatrica dove il trapianto di midollo osseo è indicato come ad esempio la leucemia linfoblastica acuta, la leucemia mieloide acuta, la talassemia, l’aplasia midollare, il linfoma di Hodgkin e non Hodgkin. Mi rendo conto che questi nomi non a tutti dicono qualcosa ma tutte queste patologie hanno alla base un malfunzionamento della capacità midollare, di natura neoplastica e non.

 

Ci descrivi l’intero processo di donazione?

 

Anche nel caso della donazione di midollo osseo, come in tutti i casi di donazione, deve esserci innanzitutto una forte motivazione e consapevolezza che porta il donatore volontario a “tipizzarsi” ovvero ad andare a fare un piccolo prelievo di sangue nei centri specializzati, che ha lo scopo di delineare il profilo genetico del donatore che verrà poi inserito nel Registro dei Donatori di Midollo Osseo. Una volta inserito nel Registro, il donatore diventa una possibilità di salvezza nel caso in cui un paziente bisognoso di questo tipo di trapianto cerchi un donatore estraneo compatibile sul Registro e si riscontri con esso la compatibilità sufficiente. Valutata l’effettiva compatibilità, il donatore si reca nell’ospedale indicato per l’espianto che sarà possibile con puntura ossea o con aferesi da sangue periferico.

L’espianto con puntura ossea consiste in una breve procedura chirurgica in anestesia generale o regionale della durata di 30-45 min. Durante la procedura, il donatore è sottoposto a punture ripetute di un osso lungo o piatto, sede dove troviamo il maggior quantitativo di midollo osseo nell’organismo di un adulto, al fine di prelevare la quantità di sangue midollare adeguata al peso del ricevente. In seguito al breve intervento, il donatore può essere tenuto in osservazione in ospedale per 48 ore o essere dimesso dopo il risveglio dall’anestesia e il monitoraggio del caso.

Nel caso dell’espianto tramite aferesi da sangue periferico, il donatore dovrà assumere dei farmaci chiamati “fattori di crescita” ogni giorno per i 4-5 giorni precedenti al giorno fissato per l’espianto. Questi farmaci hanno il potere di mobilizzare le cellule staminali dalla sede midollare di origine, al sangue periferico dove, in condizioni di normalità, si trovano pochissime di queste cellule, non sufficienti per una donazione. Il giorno del trapianto il donatore si reca all’ospedale indicato per la procedura di aferesi che consiste nel posizionamento di un accesso venoso nella vena di un braccio e l’inserimento di un ago di grosso calibro nella vena dell’altro. Dall’ago viene prelevato il sangue che, grazie ad un circuito entra in una centrifuga dove la parte cellulare interessata (cellule staminali emopoietiche) viene isolata e raccolta in una sacca mentre il resto del sangue viene re infuso nel donatore nel braccio opposto.

La procedura ha una durata di 3/4 ore dopo le quali il donatore viene dimesso senza necessità di ricovero o osservazione.

 

Cosa emerge dalla tua ricerca e a quali conclusioni sei arrivata?

 

La mia ricerca aveva come scopo sperimentare la strategia di sensibilizzazione dell’intervento educativo frontale rivolto ad un campione di giovani. In concreto ho avuto modo di lavorare a stretto contatto con un campione di 56 individui in età tardo adolescenziale. In primo luogo ho svolto una lezione frontale sul midollo osseo, come si dona e perché al fine divulgare contenuti scientifici con l’obiettivo di rendere consapevole il campione. Prima e dopo la lezione, ho somministrato ai ragazzi un questionario allo scopo di indagare le conoscenze e le percezioni del campione al fine di registrare variazioni ante e post intervento. Confrontando le risposte è emerso che le conoscenze sugli argomenti trattati sono aumentate in tutto il campione e anche la volontà dello stresso di rendersi disponibile ad una eventuale donazione. L’intervento educativo frontale quindi, è una strategia efficace per sensibilizzare i ragazzi (considerati i donatori più preziosi) alla donazione di midollo osseo, strategia che andrebbe messa in atto in modo più sistematico su tutto il territorio in modo da sensibilizzare uniformemente tutta la popolazione e incrementare così il numero dei donatori volontari iscritti al Registro e di conseguenza le possibilità dei numerosi pazienti bisognosi di trovare un donatore estraneo compatibile.

 

Ringraziandoti per questa preziosa occasione ti chiedo, cosa c’è da aspettarsi per il futuro prossimo? Quali sono gli scenari più prevedibili?

 

Diciamo che i donatori volontari che si iscrivono al Registro aumentano di anno in anno ma non sono mai sufficienti a soddisfare la richiesta annua. Quindi, per un futuro prossimo penso che se specialisti del campo come gli infermieri si adoperino in modo sistematico (singolarmente o a supporto delle associazioni di volontariato come ADMO) a mettere in atto interventi di sensibilizzazione sul territorio, questo numero potrebbe crescere ulteriormente fino a rappresentare una possibilità in più di salvezza per molti pazienti.

Chiunque possa essere interessato al processo di tipizzazione può rivolgersi ai seguenti recapiti: Ospedale San Camillo (Roma) tel. 06 58704210 oppure Policlinico Umberto I (Roma) tel. 06 49976512